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Parliamo di "Prosecco"

12 Marzo 2021
Parliamo di Prosecco. Quel calice di bollicine così piacevole e versatile che ha tanto da dire di sé.

Già nel 2019 registra il suo primato di “vino italiano più bevuto all’estero”, superando anche l’Asti spumante, fino ad allora eno-simbolo d’Italia oltre confine.

Il mondo del Prosecco tuttavia va chiarito affinchè il consumatore possa destreggiarsi tra le diverse menzioni che si trovano in etichetta. In sostanza, c’è Prosecco e Prosecco.
Oggi le colline di Conegliano e Valdobbiadene possono fregiarsi del Riconoscimento di Patrimonio dell’Unesco, in effetti il loro aspetto attuale è di grande impatto visivo.
Un susseguirsi di precise striature che rendono veramente affascinante una terra che profuma di tradizione.
Proprio da questi due siti e dalle colline di Asolo si raccolgono e lavorano le uve che si convogliano nella più alta denominazione: la DOCG.

Abbiamo inoltre il riconoscimento di "Sottozone" che rendono ancora più preziosa quell’uva glera. Il disciplinare infatti riconosce circa 20 "Sottozone" dette “Rive” nelle quali è d’obbligo la vendemmia manuale vista la ripidità dei pendii.
Quindi trovando la menzione “Rive” in etichetta sappiamo che ci troviamo nella punta massima della piramide di qualità del mondo Prosecco.

Ma non è tutto qui perchè esiste una perla d’eccellenza che è il Cartizze. Solo 107 ettari possono fregiarsi di questa dicitura, per la precisione: Prosecco Superiore di Cartizze. Sostanzialmente il cartizze è un cru, cioè una zona bene delimitata di elevata qualità. Generalmente il Cartizze viene spumantizzato nella versione Dry, il residuo zuccherino è dunque particolarmente percettibile.

Il territorio ammesso per la produzione del Prosecco tuttavia non si limita a questi territori ma si è fatto ben più ampio a partire dal 2009. Dai territori padovani fino alle porte di Trieste, ritroviamo i confini della Doc Prosecco.
Sono spazi necessari per garantire una risposta adeguata ad una richiesta di consumo così massiccia.

Nella Doc Prosecco il disciplinare si fa più “morbido” grazie ad una resa per ettaro senz’altro più elevata e senza l’obbligo di coltivazioni collinari. Si spiega dunque una forbice di prezzo che può variare di oltre 6 € tra le varie declinazioni di quello che il mondo del prosecco racchiude.

Se siete amanti del Prosecco dovete senz’altro sapere che lo si può trovare anche nelle versioni “frizzante” e “tranquillo”, entrambe ammesse nella denominazione Conegliano Valdobbiadene.
I grandi numeri però vengono fatti dalla versione Spumante che potete riconoscere nell’etichetta della DOCG sotto la dicitura “Superiore”.

Infine va fatta chiarezza su uno dei termini più utilizzati nel mondo degli spumanti: Il Millesimato.
Per definizione Millesimato vuol dire che “le uve impiegate appartengono alla vendemmia di una specifica annata”, ecco perché al termine millesimato deve sempre seguire l’anno preciso.

Nel mondo del prosecco però, la stragrande maggioranza delle bottiglie racchiude in sé solamente uve della stessa annata, quindi per quale ragione troviamo la menzione “millesimato”?
Nel mondo del Prosecco questo termine assume un significato poliedrico tanto che "ammettiamolo" potrebbe destare un po’ di confusione nell’utente finale. Un prosecco millesimato si definisce tale quando viene prodotto con almeno l’85% di uve dello stesso anno e quando si garantisce un prodotto di maggiore qualità.
In cosa si traduce la migliore qualità?
Generalmente in un’attenta selezione delle uve rispetto al prodotto base.
Il prosecco vede come protagonista l’uva glera, tuttavia da disciplinare è ammesso l’utilizzo di un 15% di altre uve: Verdiso, Bianchetta, perera ma anche Chardonnay, pinot bianco o Pinot nero: sta al produttore mettere la propria firma distintiva utilizzando ciò che meglio crede.

Ma non è tutto qua. Lo sapete che da qualche mese esiste il Prosecco Rosè?
Ebbene sì, dopo un percorso abbastanza tortuoso anche il prosecco si è tinto di Rosa. Lascia sempre l’85% del suo corpo all’uva Glera e si colora di rosa grazie all’impego di un 10-15% di Pinot nero.
I suoi tratti distintivi: Spumante facile e versatile come sempre, si distingue dal Fratello Blanc per un carattere nettamente più graffiante.

Da assaggiare con cicchetti veneziani a base di Pesce! Cin Cin
 
 
 
 
 

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