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Distillati Italiani: I nostri prodotti della Tradizione

08 Novembre 2023
Abbiamo già parlato dei Distillati. Ed era rimasta sospesa e irrisolta la domanda "Qual è il distillato più consumato in Italia?". Per capire meglio ti consigliamo di andare a leggere anche l'articolo precedente su cosa sono i distillati e che curiosità esistono in merito.

Oggi ci concentriamo su quelle che sono le tradizioni del nostro paese, anche legate alla produzione di distillati, per capire se, nonostante tutto, la maggioranza degli italiani rimanga ancorata ad usanze tipiche o se abbia svoltato verso gusti più internazionali e alla moda.

Partiamo da alcune curiosità storiche.



LE ORIGINI DEI DISTILLATI

La tecnica della distillazione era conosciuta già in epoca babilonese. Abbiamo testimonianze in epoca greca, utilizzata più come processo chimico che per produrre alcolici. Arriva poi in Egitto, in epoca ellenistica romana, dove diventa un processo conosciuto dai soli sacerdoti e pochi altri adepti. Tra di questi ci sono probabilmente dei medici che condividono il sapere, perché i medici arabi andalusi imparano la tecnica.

E poi arrivano gli italiani. Arriva la Scuola Medica Salernitana

Piccola parentesi
[[Nell'Europa cristiana dell'epoca medievale, la Scuola Medica Salernitana emerse come la prima prestigiosa accademia dedicata allo studio della medicina e rappresentò il primo esempio di istituzione universitaria specializzata in questo campo nel continente europeo. Sebbene le origini esatte della Scuola siano avvolte in un velo di miti e racconti leggendari, si ritiene che essa abbia preso vita intorno all'anno 1000. La prima menzione ufficiale della Scuola Medica Salernitana come entità distinta si trova nelle costituzioni promulgate da Federico II a Melfi nel 1231, periodo durante il quale la Scuola raggiunse l'apice del suo splendore, guadagnandosi un confronto con istituzioni di eccellenza contemporanee, come la facoltà di Teologia di Parigi.]]

Tra medici, si sa, ci si capisce. I medici arabi andalusi insegnano la tecnica a loro volta. Ma la vera rivoluzione inizia intorno al X secolo, grazie alla Scuola Medica Salernitana.

La diffusione dei distillati in occidente viene attribuita, infatti, proprio alla Scuola Medica Salernitana, che aveva iniziato a distillare l'acquavite per uso medicinale.

Veniamo a noi...quindi quali sono i distillati della nostra tradizione?
 

I DISTILLATI ITALIANI

Paretendo proprio dai primi esperimenti di acqueviti dedicate all'ambito medico e curativo, possiamo affermare che i distillati della nostra tradizione sono:
  1. Acquavite di Vino: L'acquavite di vino è un distillato puro di vino, simile al brandy, e può essere invecchiata in botti di legno per sviluppare ulteriori aromi e complessità.
  2. Acquavite di Frutta: Questi distillati sono ottenuti dalla fermentazione e successiva distillazione di varie tipologie di frutta, come mele, pere o albicocche. Sono conosciuti anche come "eau de vie" in francese.
  3. Grappa: Ottenuta dalla distillazione della vinaccia, i residui di uva dopo la vinificazione.
  4. Acquavite d'Uva: Di più recente produzione è simile alla grappa, ma distillata da uva piuttosto che da vinaccia, l'acquavite d'uva è un distillato che cattura l'essenza del vitigno.

Ora...la grappa è diventata nel tempo il distillato che più ci identifica all'estero e per anni è stato anche quello meglio conosciuto nel nostro paese, ma (Ed ecco la notizia!) per chi non lo sapesse i distillati e liquori di ginepro erano già molto utilizzati in Italia prima ancora dell'invenzione del Gin e prima che la grappa diventasse un simbolo tradizionale.

Si trattava di acquaviti aromatizzate di scuola alchemica a scopo medicinale, proprio create dai medici della Scuola Salernitana e di cui abbiamo anche riferimenti scritti nel libro del 1555  "De' Secreti" di Alessio Piemontese. 

Quindi...Potremmo essere i VERI padri del gin (Sono anni che l'Italia cerca di farsi attribuire la paternità). Nel frattempo il gin è comunque diventato una moda internazionale e spopola lo stesso nei nostri locali. Ma quindi...
 

QUAL È IL DISTILLATO PIÙ CONSUMATO IN ITALIA?

Nonostante questa nuova presunta paternità, la creazione di gin italiani conosciuti a livello internazionale, il consumo maggiore di cocktail a base di gin nei locali di tendenza, il trend sul collezionsimo di bottiglie particolari...contro ogni previsione (la nostra di sicuro), il podio per il distillato più consumato nel nostro paese se lo tiene ancora stretto la grappa.

 

COS'È LA GRAPPA?

In breve, la grappa è il distillato alcolico tradizionale italiano, ottenuto dalla distillazione della vinaccia, cioè i residui dell'uva che rimangono dopo la pressatura per la produzione del vino. I residui possono comprendere bucce, semi e gambi dell'uva.

Com'è ovvio, ha una lunga storia in Italia e ogni regione può avere le sue varianti uniche, con differenze nel gusto e nell'aroma a seconda delle uve utilizzate e delle tecniche di produzione. È anche soggetta a regolamentazioni che ne tutelano la qualità e l'autenticità.

Dopo la distillazione, la grappa può essere imbottigliata direttamente, risultando in un liquido chiaro, oppure può essere invecchiata in botti di legno, acquisendo colore e complessità aromatica. La gradazione alcolica della grappa varia generalmente tra il 35% e il 60% in volume.

È comunemente consumata liscia, come digestivo dopo i pasti, per "correggere" il caffè o semplicemente per pulire la tazzina post-caffè (tipico rasentìn veneto). 

 

QUAL È LA GRAPPA PIÙ COSTOSA?

La "Riserva del Fondatore Paolo Berta" delle Distillerie Berta è una delle grappe più costose e rinomate, con un prezzo che si aggira intorno ai 200 euro. Questa grappa è apprezzata per la sua qualità e per il processo di invecchiamento che le conferisce un sapore ricco e complesso.

Abbiamo poi, La "Grappa Riserva del Capo 2003" delle Distillerie Capovilla è un esempio di grappa tra le più pregiate e costose, con un prezzo di circa 160 euro. Questa grappa è descritta come dolce e fruttata, con un sapore leggermente speziato e complesso, caratteristiche che derivano anche dal suo processo di invecchiamento. 

Probabilmente meno costosa, ma non meno pregiata, troviamo l'Acquavite d'Uva, di recente brevettazione. 

Nel 1984, le distillerie Nonino hanno innovato il panorama dei distillati con la creazione di un'acquavite esclusiva, distinta dal brandy e dalla grappa tradizionale. Questa nuova bevanda, chiamata "Acquavite d'uva", è frutto della fermentazione di acini selezionati da singoli vitigni, privati del raspo e leggermente fermentati, simile al Pisco peruviano e alla Lozovatcha montenegrina.

Questo distillato ha rapidamente guadagnato apprezzamenti a livello mondiale, distinguendosi per le sue qualità organolettiche eccezionali: un profilo aromatico intenso, una marcata nota fruttata e una complessità di gusto che supera quella della grappa, la quale è prodotta da residui di vinificazione, a differenza dell'acquavite d'uva che si avvale di una materia prima non derivata da processi secondari.
 

E I GIN ITALIANI?

Un passo alla volta...gustiamoci la grappa, signora indiscussa, regina dei nostri distillati, meditando sulla storia della distillazione e della tradizione che rimane radicata nell'animo profondo dell'uomo.

Per il gin, abbiamo tempo...

Cin, Cin!


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