IL BICCHIERE GIUSTO CON IL BACCALA ALLA VICENTINA

IL BICCHIERE GIUSTO CON IL BACCALA ALLA VICENTINA

Con l’abbassarsi delle temperature ci addentriamo nel mondo degli abbinamenti cibo-vino dei piatti più invernali, per rispondere alle curiosità degli amici winelovers che amano valorizzare il piatto che hanno di fronte.

Oggi parliamo di Baccalà alla vicentina, praticamente un portabandiera della cucina veneta, seppure la materia prima sia di provenienza norvegese, dalle isole Lofoten per la precisione. Pensate che il 90% dell’esportazione complessiva di stoccafisso da quest’area prende la via del Veneto
Qualche informazione sulla ricetta: il baccalà alla vicentina prevede l’utilizzo del merluzzo essiccato (Stoccafisso) del tipo “Ragno”. Il pesce deve essere pestato, messo a bagno per tre giorni in acqua corrente, affinché si ammorbidisca e pulito; successivamente, va infarinato e cotto con abbondante cipolla a fuoco lentissimo in un tegame di coccio, versando latte e olio in uguali quantità. Va servito con polenta gialla.

Una curiosità? La ricetta tradizionale è fieramente difesa dalla “Confraternita del Bacalà” nata nel 1987 nel cuore del territorio vicentino.

L’abbinamento: ovviamente sceglieremo un vino che non sovrasti il sapore del pesce, ma che sia in grado di supportarlo e valorizzarlo. Essendo una preparazione grassa, il vino dovrà essere in grado di sgrassare e ripulire la bocca.

Per tradizione della sua terra va subito segnalato il Vespaiolo, prodotto dal vitigno autoctono della zona di Breganze. Si tratta di un vino bianco dalla buona acidità, dal profumo intenso e fruttato.

L’alternativa ricade su un vino rosso leggero proveniente dalla zona dei Colli Berici, esattamente dalla zona di Barbarano. Si tratta del Tai rosso Doc Colli Berici, suggerito dalla Confraternita proprio per tradizione. Aspettatevi un vino dal colore rosso rubino con aroma di marasca e lampone e leggeri sentori speziati di pepe nero.
Il Terzo abbinamento pesca sempre nella tradizione dei vigneti locali veneti: Il Lessini Durello Doc.
Si tratta questa volta di uno spumante a base di uva durella, uva nota per acidità. Una spumante fresco e vivace capace di reggere la sfida con un piatto saporito, complesso e dalla rilevante grassezza.

Se mai avrete l’occasione di assaggiare questo formidabile piatto, ora sapete pure di cosa riempire il vostro calice.
Buon appetito, winelovers!


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