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CLASSICO SUPERIORE O RISERVA CHE NE SAI?

CLASSICO SUPERIORE O RISERVA CHE NE SAI?

Un passo alla volta ci addentriamo nel vocabolario del vino italiano

che, ammettiamolo, è un bel ginepraio. Avere ben chiari tutti i dettagli che si leggono in etichetta è abilità non da poco, ma se siete winelovers in erba vi tornerà utile questo semplice vademecum.  Oggi parliamo di termini che vengono utilizzati solo per vini Doc o Docg, vini cioè che per rientrare nella Denominazione di Origine, e fregiarsi in etichetta di questi acronimi devono attenersi a dei rigidi disciplinari passati al vaglio dell’Unione Europea. Insomma non si scherza proprio, dietro l’indicazione Doc e Docg o la più attuale Dop, ci sono dei severissimi canoni di produzione a cui il vinificatore deve attenersi. Ma andiamo oltre.

Avete mai letto in etichetta le parole Classico, Superiore o Riserva? Pensate che su tutto il territorio italiano, sebbene con qualche piccola sfumatura questi termini portano con sè lo stesso significato e chiariranno le vostre degustazioni. Vediamoli insieme.

Partiamo con la spiegazione del termine “Riserva”.
 Si definisce Riserva un vino che subisce un invecchiamento minimo superiore rispetto alla versione base dello stesso vino. Facciamo un esempio pratico: un Elba rosso riserva Doc da disciplinare prevede un affinamento di durata minima 24 mesi, invecchiamento che invece non toccherà la versione base Elba Doc Rosso.

Andiamo avanti: qual è il significato di “Superiore”? Anche questo è un termine che si ritrova spesso sia sulle etichette di vini bianchi che vini rossi. Bene, Apprezzeranno i vini con questa dicitura tutti gli amanti del vino con tenore alcolico più alto proprio perché con “superiore” si intende un vino che ha una gradazione alcolica più alta (in genere anche solo di 0,5% vol) rispetto alla versione base dello stesso vino.

L’eccezione ovviamente non può mancare: Il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene e il prosecco Docg dei Colli Asolani, nella sola versione spumante, prendono la definizione di Superiore ma senza alcun riferimento a tenori alcolici più alti. Quindi attenzione a questi “sgambetti” enologici.

L’ultima delucidazione è sul termine “Classico”, è quella che mi sta più a cuore e che ogni winelover dovrebbe tenere bene in considerazione, ecco perché: quando trovate questa parola in etichetta vuol dire che il vino che avete davanti viene prodotto con uve provenienti dalla zona più antica e dunque originaria di produzione. Mi spiego meglio: le zone Doc e Docg hanno visto negli anni un’estensione più o meno importante dei loro territori, per ovvi motivi di richiesta commerciale e dunque cosa si intende con la dicitura “classico”? Avrete innanzi un vino che proviene dal cuore dei territori più vocati di quella denominazione e dunque esclusivamente dai comuni elencati dal disciplinare prima dell’ampliamento alle zone vicine.

Classico sarà dunque sinonimo di franchezza del territorio, di migliore espressione del vino perché cresce sulla sua terra di origine.

Se dunque sull’etichetta di Amarone leggete la menzione Classico significa esattamente che proviene dalla Valpolicella più antica per storicità di produzione dell’amarone. Dove di preciso? Dai comuni di Fumane, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro in Cariano, Sant'Ambrogio di Valpolicella.
Insomma portate con voi queste informazioni che vi saranno utili per destreggiarvi nel meraviglioso mondo del vino italiano.

Un brindisi a voi!

Il team IWL

 

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